CARLO RIPA DI MEANA: «BASTA CON LE RETICENZE E LA DISINFORMAZIONE SULLA TRUFFA EOLICA ITALIANA»
11/11/09 18:13
La Guardia di Finanza e la Procura di Avellino, con
gli arresti eccellenti del Presidente
dell’Unione degli Industriali del Vento(ANEV)
Avvocato Oreste Vigorito e dei suoi stretti
collaboratori - Avvocato Vigorito rieletto
all’unanimità di recente Presidente di quella
importante Associazione della Confindustria, e
paradossalmente ANEV, allo stesso tempo, Associazione
ambientalista riconosciuta e di casa al Ministero
dell’Ambiente e dell’Industria - con una
imputazione di truffa aggravata in Italia e in altro
paese dell’Unione Europea, di utilizzazione
distorta di risorse finanziarie italiane ed europee,
di fabbricazione di fittizie garanzie bancarie e di
infedeli ed errate informazioni proprietarie a
riguardo dei siti eolici, con una ipotesi di
centinaia e centinaia di milioni di euro utilizzati a
scopi ignoti senza nessun fondamento positivo, e con
il sequestro di decine di impianti in tutto il
territorio nazionale, ipotesi di reato tutte ora da
rendere note e verificare nel dettaglio, hanno
strappato il bavaglio che la congiura del silenzio da
parte della Confindustria, della maggioranza, quasi
della totalità, dell’informazione televisiva,
radiofonica e cartacea italiana, e dei Ministeri
dell’Ambiente e dell’Industria aveva
stretto sulle nostre bocche, cercando di soffocare le
voci critiche che da circa dieci anni abbiamo
tentato, instancabilmente, di far conoscere
all’opinione pubblica italiana, tenuta
all’oscuro e pesantissimamente torchiata,
sottraendole le ingentissime spese, non si sa a
beneficio di chi, divorate dal business eolico
italiano.
L’Italia ha dunque pagato un prezzo altissimo perdendo ampi lembi del suo mirabile paesaggio e bruciando, in una gigantesca operazione che viene oggi definita come truffa internazionale, risorse, denaro dei bilanci nazionali, regionali e locali, e del bilancio, più ampio, dell’Unione Europea.
Delle responsabilità delle persone arrestate e indiziate si occuperà la Giustizia penale e amministrativa. Noi, Comitato Nazionale del Paesaggio, nato otto anni fa per svelare l’impostura dell’eolico in Italia e il suo aspetto predatorio del patrimonio paesaggistico e della ricchezza nazionale, esprimiamo, in paziente attesa, perché si accendano finalmente tutti i riflettori sui risultati dell’inchiesta della Magistratura che, su questo viluppo di presunto gravissimo malaffare, finora sono stati spenti di forza, o volontariamente disinseriti.
Cosa hanno fatto i vari Ministri dell’Ambiente che si sono succeduti nella imperturbabilità, mentre il paesaggio italiano veniva sfigurato, in molte delle regioni della penisola e nelle isole, a partire dalla Sicilia e dalla Sardegna, dal brutale business eolico? Cosa hanno detto di vero, di documentato, di responsabile i leader politici nazionali, regionali e locali? Nulla i primi, i Ministri, i Governi. Nulla, salvo cinque coraggiose e solitarie eccezioni, i leader politici e i capigruppo parlamentari. Cosa hanno deciso di affrontare con libere inchieste, con liberi dibattiti, i Direttori dei telegiornali, delle radio, dei giornali, tutti stretti in un significativo silenzio, in una omissione di informazione? Anche qui, nulla, il silenzio più assoluto, con pochissime eccezioni e spesso, anche nel caso delle eccezioni, timidissime parole. Quando, in Italia, si potrà dire tutta la verità su questo raggiro che, negli anni tra l’altro dei maggiori sacrifici economici per ciascuno, per ogni famiglia, per ogni comunità, per ogni Amministrazione locale, con la retorica vuota e ingannevole della risorsa eolica in Italia ha bruciato imponenti ricchezze di tutti?
Il Comitato Nazionale del Paesaggio non mancherà di mobilitarsi e giura, oggi, di centuplicare la sua iniziativa ricorrendo, se sarà necessario, alle più dure denunce individuali per reticenza e omissioni. E cominciamo chiedendo alle importanti Associazioni ambientaliste che hanno, con i loro Protocolli d’intesa con l’ANEV, non più tardi di 56 ore fa, identificato con quella espressione di Confindustria le loro intese. Non mi riferisco solo a quelle di Legambiente e Greenpeace, ma anche a quella precedente del WWF e all’inspiegabile silenzio sulla questione eolica del benemerito Fondo Ambiente Italiano – FAI, che non ha mai, finora, avanzato una sola riserva sulla distruzione sistematica del paesaggio del nostro paese per via del business eolico.
Carlo Ripa di Meana
Presidente del CNP
Roma, 11.11.2009
L’Italia ha dunque pagato un prezzo altissimo perdendo ampi lembi del suo mirabile paesaggio e bruciando, in una gigantesca operazione che viene oggi definita come truffa internazionale, risorse, denaro dei bilanci nazionali, regionali e locali, e del bilancio, più ampio, dell’Unione Europea.
Delle responsabilità delle persone arrestate e indiziate si occuperà la Giustizia penale e amministrativa. Noi, Comitato Nazionale del Paesaggio, nato otto anni fa per svelare l’impostura dell’eolico in Italia e il suo aspetto predatorio del patrimonio paesaggistico e della ricchezza nazionale, esprimiamo, in paziente attesa, perché si accendano finalmente tutti i riflettori sui risultati dell’inchiesta della Magistratura che, su questo viluppo di presunto gravissimo malaffare, finora sono stati spenti di forza, o volontariamente disinseriti.
Cosa hanno fatto i vari Ministri dell’Ambiente che si sono succeduti nella imperturbabilità, mentre il paesaggio italiano veniva sfigurato, in molte delle regioni della penisola e nelle isole, a partire dalla Sicilia e dalla Sardegna, dal brutale business eolico? Cosa hanno detto di vero, di documentato, di responsabile i leader politici nazionali, regionali e locali? Nulla i primi, i Ministri, i Governi. Nulla, salvo cinque coraggiose e solitarie eccezioni, i leader politici e i capigruppo parlamentari. Cosa hanno deciso di affrontare con libere inchieste, con liberi dibattiti, i Direttori dei telegiornali, delle radio, dei giornali, tutti stretti in un significativo silenzio, in una omissione di informazione? Anche qui, nulla, il silenzio più assoluto, con pochissime eccezioni e spesso, anche nel caso delle eccezioni, timidissime parole. Quando, in Italia, si potrà dire tutta la verità su questo raggiro che, negli anni tra l’altro dei maggiori sacrifici economici per ciascuno, per ogni famiglia, per ogni comunità, per ogni Amministrazione locale, con la retorica vuota e ingannevole della risorsa eolica in Italia ha bruciato imponenti ricchezze di tutti?
Il Comitato Nazionale del Paesaggio non mancherà di mobilitarsi e giura, oggi, di centuplicare la sua iniziativa ricorrendo, se sarà necessario, alle più dure denunce individuali per reticenza e omissioni. E cominciamo chiedendo alle importanti Associazioni ambientaliste che hanno, con i loro Protocolli d’intesa con l’ANEV, non più tardi di 56 ore fa, identificato con quella espressione di Confindustria le loro intese. Non mi riferisco solo a quelle di Legambiente e Greenpeace, ma anche a quella precedente del WWF e all’inspiegabile silenzio sulla questione eolica del benemerito Fondo Ambiente Italiano – FAI, che non ha mai, finora, avanzato una sola riserva sulla distruzione sistematica del paesaggio del nostro paese per via del business eolico.
Carlo Ripa di Meana
Presidente del CNP
Roma, 11.11.2009