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CENTRALI
EOLICHE E ABBATTIMENTO DEI VALORI FONDIARI E IMMOBILIARI
VALENTINO TOSATTI (socio e collaboratore WWF ITALIA) SCRIVE AI
DIRIGENTI NAZIONALI DEL
WWF
RADIOGRAFIA
DELL'ENERGIA EOLICA
- di Domenico Coiante, Amici della Terra
IL PARADOSSO DI
LEGAMBIENTE
MARCHE: Il Piano
Paesistico non per le centrali eoliche -
Le osservazioni del Parco dei Sibillini
CONTRO L'EOLICO
- di Francesco Pullia - circolo radicale "Ernesto Rossi".
Terni
IL GRANDE SCEMPIO DELL'ENERGIA
EOLICA - di Ernesto Galli della
Loggia

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La
Questione eolica in Italia
CENTRALI
EOLICHE E ABBATTIMENTO DEI VALORI
FONDIARI E IMMOBILIARI
CHIUNQUE
INTENDA CONTESTARE AI SINDACI CHE DECIDONO DI INSTALLARE CENTRALI
EOLICHE GLI INTUITIVI DANNI CHE DERIVANO ALLA POPOLAZIONE LOCALE ED
IN PARTICOLARE A CHI RISIEDE E HA I PROPRI FONDI AGRICOLI NELLE
VICINANZE DELLE CENTRALI EOLICHE, TROVA ORA APPOGGI E RISCONTRI NEL
TESTO EDITO DALLA RADIO DI STATO BAVARESE CHE QUI DI SEGUITO
RIPORTIAMO
L'IMPIEGO DELL'ENERGIA EOLICA E LE PERDITE DI CARATTERE PATRIMONIALE
CHE ATTENDONO GLI ABITANTI
Bayrischer
Rundfunk ("Radio di Stato Bavarese")/ 25 novembre 2003 /
ore 21.55
Fino
a questo momento sono stati messi in funzione 14.647 impianti di
produzione di energia eolica nella Repubblica federale tedesca e,
stando a quanto dichiarato dal Governo federale, altri impianti
saranno aperti nel prossimo futuro. Già ora i consumatori devono
pagare bollette molto salate per l'energia eolica, pari a 1,2
miliardi di Euro in più all'anno. Alcuni politici, come il Presidente
del Governo del Land del Baden-Württemberg, Teufel, già
parlano di una diffusione di questi impianti sul territorio a
"macchia di asparagi" [Verspalgelung] e per questo
motivo sono intenzionati a frenare le sempre più cospicue
sovvenzioni destinate alla costruzione di ruote a vento.
Gli
enormi impianti preoccupano enormemente coloro i quali abitano nelle
loro più immediate vicinanze. E' il caso, ad esempio, della
famiglia Gisch, residente a Baumholder nel Land del Rheinland-Pfalz,
la quale possiede una fattoria vicino a tre ruote a vento. I mulini
a vento fanno parte integrante della vita quotidiana di questa
famiglia, i Gisch hanno reagito a questo stato di cose presentando
un ricorso contro i gestori degli impianti, ma dovranno passare anni
prima di rrivare ad una sentenza definitiva in merito.
Controllo
dei terreni
In
questa fase di totale incertezza, Annalise Gisch, proprietaria di un
terreno, ha dichiarato:
"Il valore finanziario del nostro podere e della nostra casa
sta rapidamente scendendo. Quale è quella famiglia che
desidererebbe comprare una casa in un luogo in cui si è costretti a
fare la prima colazione a colpi d'ombra di giorno e a chiudere
fermamente le finestre di notte così da non essere disturbati dal
rumore?"
A causa delle ruote a vento il valore del terreno è sceso di almeno
un terzo. Il valore immobiliare continua a precipitare, giacché
nessuno ha la minima intenzione di andare ad abitare vicino agli
impianti di energia eolica. I mediatori riferiscono che, in alcuni
casi, la perdita di valore assume aspetti particolarmente
drammatici: dei terreni che si trovano in prossimità di un impianto
di energia eolica, alcuni perdono circa il 30% del loro valore,
mentre altri addirittura la metà. E non sono rari i casi in cui
il bene immobile rimane del tutto invenduto.
I
mediatori confermano la diminuzione del valore
I
casi in cui si assiste ad una forte contrazione del valore degli
immobili non sono rari. Secondo una ricerca condotta
dall'Università di Francoforte sul Meno, il valore di mercato dei
terreni edificabili che si trovano in prossimità degli impianti
di produzione di energia eolica, è di gran lunga inferiore
rispetto a quelli che non hanno nelle loro vicinanze simili impianti,
con la conseguenza che, nel primo caso, la vendita degli immobili
risulta molto più difficile. Il Prof. Iürgeh Hasse ha dichiarato:
"La riduzione del valore dei beni immobili rappresenta la
diretta conseguenza delle diverse immissioni, o per dirla meglio,
delle diverse considerazioni personali riguardo a queste immissioni.
Ciò significa che i mediatori molto difficilmente possono prevedere
con certezza in che misura il valore degli immobili subirà una
riduzione. Che si vada, in ogni caso, incontro ad una diminuzione di
valore, è confermato dai mediatori nella maggior parte dei casi.
Io, personalmente, ho preso contatto con una serie di mediatori, e
la maggior parte di essi mi ha detto che riduzioni di valori
avvengono in ogni caso".
I motori a vento, poi, producono effetti indesiderati in quanto causa
principale dei rumori, della mancanza di quiete e dei colpi d'ombra.
Secondo una diffusa corrente di opinione, l'ipnotismo eolico dovuto
al movimento continuo delle pale, è la causa principale dello
stress prolungato nel tempo, ed è avvertito da molti
interessati come un vero e proprio terrore psicologico.
La
rabbia nelle zone turistiche
Gli
impianti di produzione di energia eolica producono effetti negativi
non solo ai proprietari di terreni, come ha dimostrato lo studio
dell'Università di Francoforte summenzionato. Infatti, anche lo
sfruttamento economico delle zone interessate finisce per pagarne le
spese: la mancanza di estetica allontana i turisti, i quali
vanno alla ricerca di luoghi dove possono assaporare maggior quiete
e tranquillità. I danni provocati al turismo sono così enormi
da aver allarmato i politici. Nella parte settentrionale della
Frisia il nuovo rimedio si chiama ricaricamento "ed. "repowering",
per usare un termine inglese).
Diverse ruote a vento più piccole debbono essere sostituite da
impianti più grandi ed efficienti. E le ruote a vento dovrebbero,
possibilmente, essere messe al bando. A Borkum sono stati elaborati
grandi progetti su modello olandese: su un territorio vasto quanto
il Saarland dovrebbero essere costruiti nei prossimi anni diverse
ruote a vento.
Da tanto tempo, poi, gli impianti di produzione di energia eolica
sono oggetto di accesi dibattiti dal punto di vista del rispetto
dell'ambiente: diverse voci critiche si sono levate, ad esempio, a
tutela degli uccelli, le prime vittime delle gigantesche eliche.
L'energia
eolica è più costosa
Occorre,
altresì, ricordare che l'energia eolica è particolarmente cara,
dal punto di vista dei costi. Non solo. per il prossimo anno, i
produttori di energia sono intenzionati ad aumentarne il prezzo di
circa il 15%, come ha già annunciato la EON. Alla base di questa
decisione, vi sono gli alti costi dell'energia eolica, che finisce
per essere acquistata a prezzi fissi rincarati. Inoltre, come
conseguenza di questa politica, le forze di lavoro convenzionali non
sono sfruttate al massimo, ciò che contribuisce ulteriormente ad
aumentare i prezzi. Gli utenti e i contribuenti sopportano una
grossa parte dei costi. E ciò nonostante che l'energia eolica,
persino dal punto di vista delle politiche climatiche, non sia
economica.
Il risparmio di una tonnellata di CO2 costa con una centrale
elettrica 50 Euro, ma per la modernizzazione di centrali elettriche
a carbone ci vogliono appena 5 Euro.
Coloro che erogano energia elettrica, comprano energia eolica a 11
centesimi per ogni chilowattore, l'energia prodotta dal carbone,
oppure l'energia atomica, è in vendita a partire da 3 centesimi.
Sovraccarico: 380 Euro all'anno è il totale da iscrivere nel
bilancio di quattro persone che si riforniscono di energia eolica.
Lo studio dimostra che la battaglia per l'energia eolica è, in
ultima analisi, una battaglia di carattere puramente
politico-ideologico. Dal punto di vista politico-economico, la
conclusione è la seguente: l'energia eolica è così cara da non
potersi validamente porre come fonte di energia alternativa.
A tutto questo si aggiunga che i cittadini che vivono vicino agli
impianti di produzione di energia eolica, come la famiglia Gisch,
pagano un ulteriore inaccettabile prezzo: la perdita di valore
delle loro proprietà equivale ad una parziale espropriazione, per
non parlare della perdita in termini di qualità della vita.
Rapporto
di Rolf Bovier
Testo aggiornato alla
fine di novembre 2003
Radio di Stato Bavarese
Plusminus
Floriansmühlstrasse, 60
80939 Monaco di Baviera
plusminus@br-online.de
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VALENTINO TOSATTI SCRIVE AI
DIRIGENTI NAZIONALI DEL WWF
CON PASSIONE ED EQUILIBRIO
DELINEA LE RAGIONI SEMPLICI E PALESI PER LE QUALI IN ITALIA L'EOLICO
NON PUÒ ANDARE. E LANCIA UN APPELLO
Roma, 24/6/2003
da: Valentino
a: Gaetano, Fulco, G. Amendola, Patrizia, Sara, Ferroni,
Lenzi, Masullo.
Carissimi,
questo che allego è solo l'ultimo dei tanti SOS pervenuti sul
problema dell'eolico (e sia chiaro: non soltanto da parte di
Rutigliano e del Comitato per il Paesaggio, ma anche da parte di
Parchi Nazionali e Regionali, di nostre Sezioni, di agricoltori e
comitati locali, ecc.).
Mi rendo perfettamente conto delle gravi difficoltà che si
frappongono, ma io credo proprio che il WWF - la più autorevole
delle associazioni ambientaliste - dovrebbe ormai assumere (magari
assieme a Italia Nostra, al CAI e al FAI) una più meditata e rigida
posizione su questo problema. Ulteriori silenzi non potrebbero che
essere interpretati come un consenso, e lascerebbero il campo libero
a Legambiente (che sta facendo una propaganda forsennata pro-eolico
perfino nelle scuole, mossa da ragioni che spero almeno siano
confortate dalla buona fede, ed esenti da interessi privati...).
Come dicevo, so benissimo che noi in particolare incontreremmo forti
difficoltà, giacché - almeno per quanto mi è parso di capire - le
nostre posizioni sarebbero vincolate a quelle del WWF
internazionale, che aderisce senza riserve al protocollo di Kyoto.
Inoltre, a quanto mi risulta, già in passato il WWF Italia avrebbe
approvato le ipotesi di forte espansione dell'eolico, e sarebbe
quindi problematico mutare atteggiamento.
Eppure, oggi ci troviamo di fronte ad una mole di progetti che se
fossero anche solo parzialmente realizzati implicherebbero lo
sconvolgimento paesaggistico/ambientale di gran parte dell'Appennino
(la famosa "spina verde", nonché "Parco
d'Europa" e tante altre belle cose), e comunque dei principali
paesaggi collinari ed agrari (la soluzione ventilata nel documento
sulla posizione ufficiale del WWF Italia - cioè escludere i Parchi
e le aree vincolate - non sembra sufficiente, giacché qui si tratta
di impianti visibili a chilometri di distanza!).
Progetti oltretutto che (secondo dati diffusi dal Comitato per il
Paesaggio, e che a quanto mi consta nessuno ha finora potuto
confutare, per iscritto e fornendo dati contrastanti) anche se
venissero realizzati per intero darebbero un contributo irrisorio
alla produzione energetica nazionale, ed ancor più al risparmio dei
combustibili fossili.
Progetti infine che, secondo il Comitato, costituirebbero ormai il
principale ostacolo (proprio perché redditizi e tecnologicamente
"maturi") allo sviluppo e diffusione del solare (fotovoltaico
e a produzione diretta di acqua calda), che nel nostro Paese
costituirebbe una delle risorse alternative più promettenti e a
basso impatto.
Io credo che anche il WWF internazionale dovrebbe comprendere che
ogni Paese ha delle proprie specificità, che non possono essere
trascurate senza commettere errori madornali. Da una parte
l'intensità - e soprattutto la regolarità - dei nostri venti non
sono minimamente paragonabili a quelle dei Paesi che si affacciano
sul mare del Nord (dove effettivamente l'eolico può essere
produttivo, sempre beninteso quale fonte aggiuntiva). Dall'altra
parte sta il fatto che l'Italia è un piccolo paese dove si
concentrerebbe il 60% delle risorse storiche, archeologiche,
culturali, paesaggistiche e ambientali d'Europa. Trattarlo come se
fosse il Texas o l'Arizona (o anche soltanto l'Olanda) sarebbe uno
sbaglio imperdonabile.
Accludo un articolo veramente paradossale apparso sul Corriere della
Sera: in America un progetto di pale eoliche da realizzare (in mare
ed al largo, oltretutto!) in un'area costiera considerata
"storica" perché vi sarebbero sbarcati i primi pionieri,
e dove esistono delle vecchie ville parimenti storiche (perlomeno
secondo gli standards americani) ha provocato la totale opposizione
della gente comune, di molti ambientalisti e dei "pezzi
grossi" proprietari delle ville stesse, tra i quali si
annoverano i Kennedy. La sinistra americana - mi dicono - su questo
caso si sarebbe spaccata in due...
È dunque evidente che non è possibile generalizzare la questione,
e ridurla ad un "no" o a un "sì" all'eolico
valido ovunque, magari mitigato dall'esclusione dei Parchi o dalla
prescrizione di rispettare (ma in che modo?) i vincoli
paesaggistici. Occorre partire dalla premessa che c'è Paese e
Paese, e che ciò che nei deserti americani e africani o nelle
steppe asiatiche può ragionevolmente inserirsi nello sterminato
contesto può invece rivelarsi incompatibile con la struttura
ambientale di un piccolo Paese, sovrappopolato, urbanizzato a tal
punto che le aree naturali possono essere considerate relitte e
connotato da una totale diffusione del patrimonio
storico/artistico/architettonico sul territorio, a tal punto che
perfino molte zone agricole possono essere considerate documento
storico della cultura umana. In un Paese come l'Italia impianti del
genere potrebbero essere localizzati solo in poche zone -
individuate dalle Regioni previo accertamento della loro irrilevanza
paesaggistica e culturale - e comunque dovrebbero essere
dimensionati secondo parametri tali (in primis l'altezza delle
torri, ed il loro numero complessivo) da garantire che non vi siano
interferenze a vasta scala con gli ambiti di maggior pregio e con le
aree comunque protette.
Resta comunque impregiudicata la questione della effettiva
produttività di questi impianti, in Italia, come si è detto,
fortemente condizionata dalla debolezza dei venti ed ancor più
dalla loro irregolarità, che non garantisce un'erogazione elettrica
costante in rete.
Sulla base di queste considerazioni mi auguro che in seno al WWF
possa quanto prima aprirsi un ampio dibattito, diretto a rivedere la
politica ufficiale dell'Associazione in un senso più consono alla
effettiva importanza e diffusione degli ambienti naturali e dei
contesti paesaggistici italiani, la cui tutela dovrebbe essere
primaria rispetto a qualsiasi altra esigenza o utilità.
Con
tanti saluti,
Valentino Tosatti
P.S. Caro Oreste, puoi
fare di questa mia lettera tutto quello che vuoi; diffonderla, ecc.
Ti prego però di lasciare immutato questo poscritto. Deve essere
infatti ben chiaro per tutti che questa lettera ha solo il
significato di una proposta - ovvero segnalazione di un problema -
che un semplice socio e collaboratore del WWF (io) rivolge a chi di
dovere. Non significa assolutamente che entro l'Associazione ci sia
attualmente una polemica sull'eolico. Fino a quando, eventualmente,
il WWF nazionale non avrà espresso una nuova e più restrittiva
posizione sul problema, resterà pienamente valida quella elaborata
da Andrea Masullo e recentemente pubblicata. Naturalmente, le
Sezioni locali - che sono poi quelle concretamente alle prese con i
problemi del loro territorio - conservano ampia autonomia di
regolarsi come meglio credono di fronte ai singoli casi.
Valentino.
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RADIOGRAFIA DELL'ENERGIA EOLICA
UN ESAME PACATO E SCIENTIFICO DEL RUOLO
DELL'ENERGIA EOLICA IN ITALIA E NEL MONDO
a cura dell'Ing.
Domenico Coiante, già responsabile per le energie rinnovabili dell'ENEA,
esponente degli Amici della Terra e consulente scientifico del
Comitato Nazionale del Paesaggio
1 - Le fonti rinnovabili come risorsa di energia pulita
Il termine "ambiente" va considerato nella sua accezione
più ampia, in cui è racchiuso anche il concetto di
"habitat". Tale concetto, oltre a comprendere le diverse
grandezze chimico-fisiche misurabili, che qualificano l'abitabilità
di un ambiente sul piano biologico, racchiude anche l'insieme dei
valori culturali ed estetici, che sono più difficilmente
quantificabili con misure in termini fisici ed economici, ma che sono
ugualmente importanti ai fini della qualità della vita.
Senza entrare nei particolari tecnici specialistici per giustificare
la necessità del ricorso all'eolico e alle altre fonti rinnovabili,
diciamo subito che ci troviamo di fronte ad un percorso abbastanza
obbligato. Tutti aspirano al miglioramento del tenore di vita. Questo
aumenta se aumenta il PIL pro capite, che a sua volta aumenta se
aumenta la disponibilità a costi accessibili di energia, cioè se
aumenta il consumo di energia pro capite. Il consumo energetico, oggi
basato principalmente sui combustibili fossili, è responsabile
diretto delle emissioni inquinanti: CO, CO2,
SOX,
NOX,
CH4,
idrocarburi composti volatili e particolati vari. Quindi maggior
consumo di energia equivale a maggior inquinamento. Ne segue che, se
non si vuole bloccare la crescita del tenore di vita, occorre
coesistere con sempre maggior inquinamento, a meno che non si trovi il
modo di produrre l'energia necessaria senza l'accompagnamento delle
emissioni inquinanti. In altri termini, occorre eliminare dal processo
di produzione e consumo dell'energia il carbonio e lo zolfo, in
maniera da disaccoppiare la crescita del PIL dall'emissione di tali
prodotti. In breve, bisogna sostituire i combustibili fossili con
altre forme pulite di energia primaria, passare, cioè, all'uso
generalizzato dell'energia solare in tutte le sue forme: solare
termico e termodinamico, solare fotovoltaico, biomasse, idroelettrico
ed eolico. Sottolineo tutte perché deve essere chiaro che le
grandi dimensioni del problema richiedono il concorso di ogni fonte
rinnovabile, in una visione strategica articolata, sia rispetto al
tempo, sia rispetto allo spazio. Bisogna, cioè, sfruttare l'intera
gamma delle fonti rinnovabili a seconda della ricchezza dei diversi
potenziali energetici presenti in ciascun paese e compatibilmente con
lo stato economico attuale in cui si trova ciascuna fonte.
Il sistema energetico e industriale italiano emette ogni anno circa
467 milioni di tonnellate di CO2
equivalente (dato 2000) con un tasso di crescita del 2% all'anno
(media degli ultimi 5 anni). Nonostante gli impegni di riduzione le
emissioni sono aumentate del 6.5% a partire dall'anno di riferimento
1990. Siamo quindi fortemente inadempienti rispetto al Protocollo di
Kyoto ed è necessario invertire la tendenza. Si impone allora un
grande ricorso alle fonti rinnovabili, che tecnicamente avrebbero
tutte (specialmente se usate di concerto) la capacità di risolvere il
problema. Poiché in fondo l'opinione pubblica non percepisce il
risanamento ambientale come una priorità così stringente da meritare
in ogni caso qualche sacrificio economico, il decisore politico per il
momento limita l'intervento soltanto a quelle fonti rinnovabili che
hanno raggiunto la competitività economica sul mercato energetico,
mercato per altro distorto dalla completa mancanza del riconoscimento
delle esternalità ambientali. Ed ecco di conseguenza l'eolico.
2 -
L'eolico
Il punto di vista, esclusivamente economico, giustifica il ricorso
massiccio a questa fonte rinnovabile perché essa oggi mostra di aver
raggiunto la soglia della competitività. Alle altre fonti rinnovabili
si farà ricorso se e quando diverranno competitive sul piano
economico. Per ora sono giustificabili solo azioni dimostrative in
piccola scala (esperimenti sul solare termodinamico, programma dei
Tetti Fotovoltaici, azioni senza dubbio significative sul piano
dimostrativo, ma assolutamente inconsistenti sul piano energetico
quantitativo).
Tanto per avere un'idea del quadro generale delle fonti rinnovabili in
Italia si consideri la tabella in calce. Da essa è facile desumere
quali sono le fonti più interessanti per il nostro Paese. Ad esempio,
spiccano subito per l'abbondanza relativa del potenziale energetico il
solare termico e termodinamico ed il fotovoltaico, che potrebbero
produrre con le tecnologie oggi presenti una quantità di energia
equivalente al petrolio pari ad oltre 10 milioni di kg per km²,
corrispondenti ad un giacimento di 73000 barili all'anno per ogni kmq.
In questo quadro, l'eolico si presenta un po' meno vantaggioso.
Tuttavia esso s'impone sul piano economico perché ha conseguito di
recente la competitività economica. La tecnologia eolica è ormai
provata negli anni in numerose applicazioni di grande scala effettuate
principalmente in Olanda, Danimarca, Germania e Spagna. In Italia si
è partiti con qualche ritardo, ma negli ultimi anni sono stati
installati circa 680 MW di aerogeneratori di media taglia e le
richieste di autorizzazione ammontano oggi a un totale di circa 13000
MW. Si tratta di un vero e proprio boom, che merita qualche
riflessione.
3
- I conti dell'eolico
Il costo odierno di un
aerogeneratore installato si aggira intorno a circa 1140 €/kW. In un
buon sito eolico con velocità media del vento superiore ai 5 m/s si
può contare annualmente su circa 2000 ore equivalenti di
funzionamento a piena potenza. Pertanto ogni kW produce annualmente
circa 2000 kWh. Considerando i parametri finanziari (5% interesse
reale per la vita operativa di 25 anni) ed i costi annuali di
esercizio e manutenzione (circa 3% dell'investimento iniziale), la
produzione di ciascun kWh costa circa 6 centesimi di euro (~120 L),
costo perfettamente allineato con quello del kWh prodotto nelle
centrali termoelettriche. Il costo di produzione è pertanto
competitivo, ma il valore per la rete elettrica in cui il kWh
viene immesso non è ancora concorrenziale, perché l'energia eolica
è intermittente e quindi ha una scarsa affidabilità. Cioè l'energia
eolica fornita ha una qualità tecnica inferiore a quella dal kWh
convenzionale: il suo flusso segue i capricci del vento e può venire
a mancare senza preavviso.
A parte il valore ambientale, il valore economico riconoscibile
all'energia intermittente consiste soltanto nel costo di combustibile
evitato, che è solo una parte del costo di produzione. Pertanto il
costo evitato corrisponde a circa 60-80 L/kWh e questo è il valore
attribuito al kWh eolico. E' chiaro che tale cifra non permetterebbe
la competitività, se non venisse considerato il valore ambientale
aggiunto. E' proprio quest'ultimo aspetto che spiega il successo
economico dell'eolico per due ordini di motivi:
-
Il
primo si collega al valore ambientale. La quantificazione di
questo valore ha portato ad una maggiorazione riconosciuta della
passata normativa del Decreto CIP6 del '96 per circa 50-60 L/kWh,
per cui il valore totale (costo evitato + valore ambientale) viene
attualmente riconosciuto a circa 140 L/kWh, cifra che già di per
sé giustificherebbe l'impresa. Tuttavia tale margine non è
ritenuto adeguato per grandi investimenti, tanto è vero che il
settore eolico ha mostrato segni di decollo solo dopo l'intervento
dell'incentivazione aggiuntiva dei Certificati Verdi e della
relativa normativa.
-
Il
secondo motivo è collegato al fatto che ogni kWh prodotto con
fonti rinnovabili evita la immissione nell'atmosfera di circa 750
grammi di CO2,
fatto che dà luogo alla filiera logica: - impegni europei post
Kyoto - normativa europea - normativa italiana (Decreto Bersani) -
Certificati Verdi - Borsa-mercato dell'elettricità. In base a
questa linea, ogni produttore di elettricità in Italia è
obbligato a produrre (in proprio o su acquisto) il 2% della sua
produzione totale annuale mediante fonti rinnovabili. I prodotti
di energia rinnovabile possono cedere il diritto di marchio
"verde" dell'energia rinnovabile ai produttori di
energia convenzionale. L'elettricità rinnovabile viene suddivisa
in pacchetti da 100 MWh, ciascuno rappresentato da 1 Certificato
Verde. Tali certificati vengono immessi nella borsa dell'energia
elettrica e vengono scambiati secondo le regole del mercato. Il
produttore elettrico, che non vuole produrre in proprio
l'elettricità rinnovabile imposta dal Decreto Bersani, compra il
suo fabbisogno di "verde" sul mercato dei certificati.
Dall'incontro tra la domanda e l'offerta si determina il prezzo
del titolo. Quest'anno il prezzo è di circa 140 L/kWh. Questo si
va ad aggiungere al prezzo spuntato direttamente per la vendita
dell'elettricità alla rete, per cui, in conclusione, il
produttore di energia elettrica eolica realizza circa 280 L/kWh
contro una spesa di circa 120 L/kWh.
4
- L'incidenza ambientale della opzione eolica
E' chiaro che le altre fonti rinnovabili non hanno la possibilità
di partecipare a questo sviluppo perché il loro costo di produzione
è ancora al di sopra delle 280 L/kWh. Qualche opportunità di
partecipazione può essere attribuita agli impianti termoelettrici
alimentati a biomasse, che oggi producono a circa 250 L/kWh. Tuttavia
il margine di profitto in questo caso è così piccolo che
difficilmente si riesce a giustificare l'impresa.
Tornando all'eolico, ci chiediamo: "Sarà possibile installare
veramente i 13000 MW, cioè circa 130000 aerogeneratori da 1 MW, sui
crinali appenninici e nelle isole? Oppure esistono dei limiti a questo
sviluppo?"
Lo stesso Decreto Bersani anticipa la risposta quando stima l'ampiezza
totale dell'intervento intorno ad una potenza cumulata di 6000-8000
MW. Tale cifra limite deriva dal fatto che la potenza eolica è
intermittente e che, a causa di ciò, la rete elettrica nazionale non
può accettare in connessione più del 10-20% rispetto alla potenza
del parco dei generatori termoelettrici convenzionali attivi in rete.
Il confronto va fatto sul livello di potenza della rete perché questo
è il parametro che occorre salvaguardare nella connessione di nuovi
impianti ad erogazione intermittente. Sopra a tale limite
l'intermittenza dell'eolico potrebbe provocare difficoltà gravi di
mantenimento della stabilità della fornitura di potenza agli utenti,
con rischio anche di "black-out" totale. Tanto per fissare
le idee, assumiamo per questo limite il valore intermedio del 15% e
proviamo a vedere che cosa ciò comporta. Su un parco totale di
generazione di 78000 MW, la potenza termoelettrica ammonta a circa
50000 MW. Supponiamo per semplicità che tale potenza sia tutta sempre
attiva. Il 15% di essa è pari a 7500 MW ed è possibile arrivare ad
allacciare tutto quanto in rete di impianti eolici.
Con 2000 ore di funzionamento equivalente a piena potenza, 7500 MW
produrrebbero annualmente 15 TWh, cioè 15 miliardi di kWh. Ciò
corrisponde al 5% del fabbisogno elettrico nazionale, frazione
notevole dal punto di vista elettrico che tuttavia deve essere
inquadrata e rapportata al consumo totale di energia in Italia. Poiché
i consumi di elettricità rappresentano circa il 30% del consumo
totale di energia (29.1% nel 2001), l'incidenza del contributo eolico
diviene pari a circa il 15% del totale. In definitiva tutto il
"gioco" di installare più di 7500 macchine eoliche sul
territorio italiano equivarrebbe ad un risparmio sul totale di energia
fossile consumata annualmente in Italia pari all'1.5%.
Vediamo poi i benefici ambientali. La produzione annuale di 15 TWh di
elettricità rinnovabile eviterebbe il rilascio atmosferico di circa
11 milioni di tonnellate di CO2,
cosa senza dubbio notevole in termini assoluti, ma che in termini di
paragone rappresenterebbe una riduzione del 2.3% delle emissioni
totali italiane. La conclusione è che, pur essendo questo contributo
senza dubbio significativo, tuttavia esso è del tutto insufficiente
rispetto agli obiettivi di riduzione degli accordi di Kyoto (6.5%
rispetto al '90, 12% circa rispetto al 2000). Però esso è pur sempre
qualche cosa.
L'esiguità ambientale del contributo appare in tutta la sua evidenza
quando si tenta un bilancio costi/benefici. Il "gioco"
consiste nell'impegnare per almeno 25 anni il territorio (per la
maggior parte di grande valore paesaggistico e naturalistico) con più
di 7500 macchine eoliche (tanto per avere un idea alla distanza minima
intermacchina di circa 400 m la fila sarebbe lunga 3000 km e su due
file 1500 km). La "candela" è il contributo ambientale di
riduzione delle emissioni di CO2
del 2.3%.
5 -
Che fare?
Ho la ferma convinzione che per l'umanità allo stato attuale
delle cose non esista altra strada che quella di sostituire i
combustibili fossili con l'energia rinnovabile per proseguire lo
sviluppo in modo sostenibile. Quindi, ritengo molto positivo il fatto
che finalmente l'eolico sia riuscito a raggiungere la maturità
industriale e la competitività economica. Ciò soprattutto in
relazione all'attuabilità di un nuovo sistema energetico più
sostenibile ed alternativo al petrolio.
Penso, tuttavia, che il ricorso all'eolico debba far parte di una
strategia energetica articolata rispetto alle diverse opzioni
possibili e rispetto ai tempi d'intervento. Da questo punto di vista,
la competitività dell'eolico lo rende adatto ad avviare la prima fase
propedeutica del processo di sostituzione del petrolio,
processo che è reso necessario dalla crisi ambientale incombente e
che dovrebbe vedere nel seguito l'avvio delle fasi d'inserimento delle
altre fonti rinnovabili (solare termico e termodinamico e fotovoltaico)
via via che esse divengano competitive. In una linea prospettica di
questo tipo, non vi è dubbio che l'opzione eolica debba essere
praticata, ma in modo compatibile con tutte le altre esigenze di
qualità della vita. Queste affermazioni vanno naturalmente lette in
un quadro di strategia internazionale di lotta all'inquinamento ed ai
gas serra. Nulla è più globalizzato dell'inquinamento atmosferico
causato dalla combustione dei combustibili fossili e, per combatterlo,
il metodo migliore è quello di adottare la specializzazione
produttiva delle diverse fonti rinnovabili scelte secondo le
differenti vocazioni e le compatibilità territoriali di ciascuna
regione planetaria. vi sono zone ove la media alta e la grande
costanza della velocità dei venti, unite alle caratteristiche di
vastità e regolarità del territorio, consigliano, anzi obbligano,
all'opzione eolica. Ve ne sono altre, nelle quali, invece, piuttosto
che investire fondi ed energie nell'eolico dalle limitate prospettive
d'uso, sarebbe meglio preparare ed anticipare il futuro promuovendo le
tecnologie rinnovabili più adatte.
Bisogna assolutamente evitare di cadere, anche se su scala diversa,
negli stessi errori ambientali fatti in passato con le tecnologie
energetiche convenzionali. Lo sviluppo deve essere fatto considerando
tutti i lati del problema, senza lasciarsi trascinare soltanto dagli
aspetti strettamente economici immediati. Ad esempio, in Italia le
amministrazioni pubbliche che hanno accettato l'eolico sul loro
territorio non hanno messo nel conto i costi di smantellamento degli
impianti e di ripristino del sito alla fine della vita operativa, cosa
più che mai necessaria in zone antropizzate come quelle nostre. Si
vedrebbe allora come il margine di profitto reale sia abbastanza più
basso di quello finora considerato perché il costo di smantellamento
e di ripristino dei luoghi incide in modo notevole. L'alternativa di
continuare il presente modello del "business as usual" è
quella le cui conseguenze possono essere constatate facilmente facendo
un viaggio nelle zone intorno ad Altamont Pass, vicino Livermore in
California. Alcune centrali sono oggi in funzione per conto della
Pacific Gas&Electric, che le tiene in perfetto stato di
conservazione: nelle vicinanze però ci sono migliaia di
aerogeneratori arrugginiti, ormai fermi da decenni, che stanno a
testimoniare con i loro scheletri la corsa all'eolico degli anni '80.
Nessuno ha pensato ad accantonare i soldi per lo smantellamento, i
costi sono stati semplicemente addebitati alle generazioni future.
6 -
Le carenze normative
Infine occorre dire qualcosa a proposito dell'attuale carenza
normativa italiana circa l'iter autorizzativo di localizzazione degli
impianti eolici. Senza entrare nella spinosa questione del valore
estetico e culturale del paesaggio, ci chiediamo: - Quanto vale esso
in termini di utilizzo economico alternativo a fini di turismo
naturalistico? (Iniziative agrituristiche e Parchi). - Quali sono gli
impatti sui biosistemi naturali (uomo compreso) in termini di
alterazione dei siti per l'apertura delle strade di accesso, per i
basamenti di cemento, per il rumore generato e per la dinamicità
dell'intrusione visiva? - Le compensazioni economiche riconosciute
oggi in termini di royalties sono adeguate ai danni e ai disagi
imposti allo habitat? - La delicatezza della questione non merita una
normativa partecipata e condivisa ad hoc?
E' chiaro che qualunque regolamentazione venisse adottata, essa
dovrebbe riguardare anche l'insediamento delle altre fonti rinnovabili
e ciò permetterebbe di eseguire un confronto di merito circa il
bilancio costi/benefici /gioco/candela) e l'impatto ambientale delle
diverse tecnologie, fornendo un utile strumento per la decisione circa
quale di esse si adatti di più al territorio.
In mancanza di tutto ciò, la situazione presente della corsa agli
insediamenti eolici appare pregiudizievole per il territorio e
penalizzante per le altre fonti rinnovabili (uccise in culla) a causa
della saturazione dei limiti di accettazione della rete elettrica
nazionale.
7
- Il gioco e la candela
A conclusione occorre ricordare che gli impegni di Kyoto
richiedono all'Italia una riduzione del 12% delle emissioni annuali di
CO2
al 2010 rispetto al livello attuale. Il beneficio ambientale
ottenibile dall'intero programma eolico porterebbe al massimo ad una
riduzione delle emissioni di CO2
pari al 2%. Tale beneficio sarebbe ottenibile in misura molto più
significativa con provvedimenti di risparmio energetico e di
miglioramento dell'efficienza energetica, quest'ultima soprattutto nel
settore dei trasporti. Le domande finali sono: - Vista l'esiguità del
contributo, vale la pena di pregiudicare la situazione ambientale
nelle preziose zone appenniniche per accelerare così tanto il
percorso di sviluppo dell'eolico? - Oppure non sarebbe più opportuno
procedere con cautela mentre si elabora un quadro armonizzato di
regole condivise? - Il gioco vale realmente la candela?
Situazione attuale della densità
superficiale di energia rinnovabile annuale sul territorio tipica del
Centro-Sud dell'Italia
| Fonte
rinnovabile |
Tipo
d'energia
prodotta |
Densità
d'energia sul terreno (E/km²) |
Energia
chimica equivalente al petrolio per Km² |
| Eolico |
Elettrica |
(13
÷ 18) GWh |
(2.9
÷ 4.0) x 10³ tep |
| Solare
termico |
Termica |
(736
÷ 800) TJ |
(21
÷ 22) x 10³ tep |
Solare
termodinamico:
tecnologia CRS
Tecnologia DCS |
Elettrica |
(30 ÷ 41) GWh
(43 ÷ 65) GWg |
(6.7 ÷ 8.9) x 10³ tep
(9.6 ÷ 14) x 10³ tep |
| Solare
fotovoltaico |
Elettrica |
(68
÷ 76) GWh |
(15
÷ 17) x 10³ tep |
| Biomasse:
usi termici |
Termica |
(24 ÷ 42) TJ |
(0.57 ÷ 1.0) x 10³ tep |
Biomasse:
biocombustibili |
Chimica |
(1 ÷ 3) TJ |
(0.024 ÷ 0.072) x 10³ tep |
| Idroelettrico |
Elettrica |
(0.02
÷ 0.06) GWh |
(0.004
÷ 0.013) x 10³ tep |
Note:
CRS = Central Receiver System; DCS = Distributed Collector System.
Fonte: Elaborazione personale dai dati dell'Atlante delle radiazioni
solari della UE
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IL
PARADOSSO DI LEGAMBIENTE
Un
Ente Regionale, che nell'esplicare le proprie competenze in campo
paesaggistico-ambientale si esprime in modo di gran lunga più
rigoroso di una associazione ambientalista; un vero paradosso, una
notizia assurda.
Ci voleva la follia dell'affare eolico, ed anche questo paradosso si
è avverato.
Legambiente firma un protocollo d'intesa con le società del vento
concordando sull'esigenza di diffondere questa fonte di energia
rinnovabile con il minimo impatto sul territorio. A questo fine chiede
ed ottiene dalle società del vento che vengano elencate le aree sulle
quali escludere l'installazione di centrali eoliche. Questo l'elenco:
-
aree
di nidificazione dei rapaci;
-
aree
corridoio per l'avifauna migratoria;
-
aree
con presenza di alberi di alto fusto;
-
zone
A dei parchi regionali e nazionali;
-
aree
archeologiche;
-
distanze
inferiori ai 300 metri dagli abitati.
La
Regione Basilicata, a sua volta, già dal giugno 2002 ha emanato un
atto di indirizzo sul corretto inserimento dell'eolico. Atto, che pur
non del tutto soddisfacente, è di gran lunga più rigoroso e denuncia
a favore della regione ben altra sensibilità urbanistico-ambientale.
Ecco come si esprime sul medesimo argomento la regione Basilicata:
"Primi
elementi da considerare ai fini del corretto inserimento degli
impianti eolici nel territorio"
.............................
C)
elementi che rendono incompatibili gli impianti eolici (la Regione
Basilicata) elenca:
1) Impatto sul territorio
-
aree
di nidificazione e di caccia dei rapaci di pregio e altri uccelli
rari che utilizzano pareti rocciose;
-
aree
prossime a grotte utilizzate da popolazioni di chirotteri;
-
aree
corridoio per l'avifauna migratoria interessate a flussi costanti
di uccelli nei periodi primaverili e autunnali, come valichi, gole
montane, estuari e zone umide.
2a)
Impatto sul paesaggio
-
aree
interessate dalla presenza di alberi di alto fusto;
-
zone
A di parchi nazionali e regionali;
-
zone
classificate dai Piani Paesistici di valore percettivo e
naturalistico eccezionale ed elevato;
-
aree
archeologiche ed emergenze monumentali comprese in un raggio di
1000 metri;
-
fascia
costiera ionica e tirrenica;
-
ambito
urbano;
-
aree
soggette a vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza;
-
oasi
WWF e riserve statali e regionali.
2b)
Impatto sul paesaggio agrario antico:
-
area
della Daunia interna caratterizzata da un tracciato sistema
insediativo documentante le trasformazioni tra il Neolitico e l'età
Romana riconoscibile nel territorio dell'alto Melfese;
-
area
della Murgia Materana caratterizzata da insediamenti rupestri
particolarmente complessi;
-
area
del Potentino Centrale e della Collina Materana caratterizzata da
centri fortificati e da ville di età romana;
-
fascia
ionica per una profondità di 10 Km dalla linea di costa
coincidente con i territori delle colonie greche;
-
area
enotria della valle del Sauro ricadente nei territori comunali di
Guardia Perticara ed Armento;
-
area
grumentina con forte documentazione di forme di centurizzazione di
età repubblicana;
-
area
tirrenica caratterizzata da ritrovamenti e testimonianze
archeologiche di notevole entità per una fascia di 5 km.
La
differenza tra i due documenti è enorme e si vede.
La Regione Basilicata estende, giustamente, le aree di esclusione per
gli insediamenti eolici ad una serie di siti specifici elencati al
punto 2b) che, già di per se, testimonia grande attenzione ai dati
storico-culturali.
Ma più che altro introduce in aggiunta le zone classificate di valore
percettivo e naturalistico eccezionale ed elevato dai Piani Paesistici
ed annovera infine, cosa più importante, le zone "vincolate
paesaggisticamente dalle Soprintendenze".
Non
sempre siti di grande interesse paesaggistico-ambientale sono aree
protette o sottoposte a vincolo.
Con questa citazione, qualora siti non tutelati dovessero essere presi
di mira, ci sarà, in Basilicata, una probabilità di salvarli.
Chiedendo alla Soprintendenza ai Beni Architettonici ed Ambientali di
sospendere i lavori, in attesa di valutare, entro 60 giorni, se questi
luoghi non meritino l'avvio di un procedimento di apposizione del
vincolo paesistico.
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MARCHE:
IL PIANO PAESISTICO NON PER LE CENTRALI EOLICHE
LE OSSERVAZIONI DEL PARCO DEI SIBILLINI
Le
meditate osservazioni del Parco Nazionale del Monti Sibillini vanno
lette come un vibrato appello contro l'eolico, valido per tutto
l'Appennino.
Il Parco Nazionale dei Sibillini mette in evidenza come anche nelle
civilissime Marche la "febbre dell'eolico" finisca con il
mettere in discussione tutti i più sacri principi di tutela
dell'ambiente e del paesaggio, con l'esenzione degli impianti dalle
prescrizioni del piano paesistico regionale.
Come dire buttare a mare la Legge Galasso, oggi per l'"affare
eolico" e domani per qualunque altro affare.
Si attendono le reazioni delle associazioni ambientaliste.

Osservazioni
alle delibere della Giunta della Regione Marche n.1324 del 16 luglio
2002 e n. 1885 del 29 ottobre 2002 relative a impianti industriali per
la produzione industriale di energia eolica.
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CONTRO
L'EOLICO
di
Francesco Pullia *
Uno
scempio ambientale di portata incalcolabile si sta consumando nel
silenzio pressoché generale fatta eccezione per Carlo Ripa di Meana
che, insieme agli europarlamentari radicali Marco Cappato, Benedetto
Della Vedova e Maurizio Turco e con il conforto di Ernesto Galli della
Loggia, sta combattendo la classica battaglia, è proprio il caso di
dirlo, contro i mulini a vento. Lo scempio in questione è costituito
dagli autogeneratori eolici che, oltre a mortificare il nostro
paesaggio e a minacciare seriamente la fauna (aquile, avvoltoi, rapaci
per la cui protezione e reintroduzione sono stati spesi diversi anni),
rappresentano un autentico business avviato a discapito, e in assoluta
mancanza d'informazione, dei cittadini. Sono 1209 le centraline che in
breve tempo saranno installate nel territorio nazionale (soprattutto
in aree protette) con lo scopo di sfruttare il vento per fini
energetici. Si tratta di manufatti industriali che raggiungono
un'altezza media di 100-140 metri (quindi più del famoso Pirellone,
che ne misura 127), con rotori di circa 60 metri di diametro,
interagendo rovinosamente con boschi, pascoli, zone a forte vocazione
turistica per arrivare a produrre appena lo 0,4% del fabbisogno
italiano. E' sintomatico considerare che mentre le necessità
energetiche nazionali raggiungono il +4%, nel 2001 l'energia eolica ha
fatto risparmiare, come ha riconosciuto il prof. Carlo Rubbia, appena
lo 0,13%. Il che significa che è sufficiente un solo anno di normale
incremento dei consumi per annllare interamente l'apporto eolico. Lo
stesso direttore generale del Ministero per l'ambiente, Gianni
Silvestrini, ha riconosciuto che intorno al 2015, cioè quando sarà
sviluppata l'opzione "solare+idrogeno", gli impianti eolici
saranno superflui. Un vero e proprio spreco economico ai danni della
collettività. Gli oneri per le installazioni sono coperti
prevalentemente da fondi regionali ed europei. Il decreto Bersani
(n.79 del 16 marzo 1999), unitamente alla legge 394/91 e ai fondi
strutturali europei per le aree depresse, ha offerto agli operatori
industriali, con il beneplacito dei verdi, la possibilità di
promuovere una ghiotta operazione finanziaria a discapito di altre
fonti come la solare, le biomasse, l'idroelettrica non intrusiva. Al
chilowattora ottenuto viene riconosciuto un prezzo speciale e agli
"imprenditori del vento", in ragione della produzione
elettrica da fonte rinnovabile, vengono assegnati i cosiddetti
"certificati verdi", oggetto di contrattazione in borsa,
utili a conseguire il 2% di energia rinnovabile richiesto agli
operatori del futuro libero mercato energetico. Un affarone che nulla
ha a che spartire con il protocollo di Kyoto e con una seria politica
ecologica. Senza considerare che, tra l'altro, l'Italia è un paese
caratterizzato da una componente ventosa medio-bassa. Flora e fauna
rischiano di essere irrimediabilmente danneggiate. Se si pensa a ciò
che potrebbe accadere in una regione come l'Umbria, propagandata come
il "cuore verde d'italia", ce n'è abbastanza da rimanere
esterrefatti. Dal Montaccio al Monte Tezio, dal Cappelletta al Subasio,
dal Torre Maggiore al Pennino, e via via, al Coscerno, Abetella,
Cammoro, fino ai Martani, l'intero assetto montuoso, di grande
interesse naturalistico, potrebbe essere sconvolto ad unico vantaggio
di produttori che negozieranno abilmente certificati verdi. A farne le
spese sarebbero luoghi incantevoli come la piana di Castelluccio da
Norcia. Già trentuno sono, intanto, i siti in Umbria per cui è stata
richiesta la connessione e il primo "parco eolico" regionale
è stato installato nel comune di Fossato di Vico. In zone della
Sardegna, del Lazio, dell'Abruzzo, della Campania, della Puglia, nelle
aree più caratteristiche dell'Appennino il paesaggio appare
stravolto, con centinaia di torri che si allungano anche a ridosso di
incantevoli borghi la cui economia, divenuta compromessa, si regge
esclusivamente sul turismo. Nonostante la gravità della situazione, i
verdi, a differenza dei loro colleghi olandesi, danesi, tedeschi,
tacciono e non solo considerano Ripa di Meana una scheggia impazzita
ma addirittura si fanno promotori di premi per tesi di laurea
sull'eolico. Una dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che
sono arrivati al capolinea.
* circolo
radicale "Ernesto Rossi" - Terni
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Sette, supplemento del Corriere della Sera - 16.05.2002
IL GRANDE SCEMPIO
dell'energia eolica
di
Ernesto Galli Della Loggia
Fa
ancora bella mostra di sé all'ingresso di tanti comuni d'Italia un
cartello, risalente per lo più agli anni '60 e '70, con la
scritta «comune denuclearizzato», a indicare che quel comune,
appunto, ha deciso di non ospitare sul suo territorio alcun impianto
nucleare, a cominciare da alcuna centrale elettrica nucleare. La
ragione del cartello è/era, naturalmente, di natura solo simbolica.
Non è infatti che nella realtà ci sia mai stata una massiccia
richiesta ai comuni di accogliere decine e decine di impianti
nucleari; che qualcuno, per esempio l'Enel, avesse deciso di coprire
l'Italia di siti destinati a scaricare nell'ambiente uranio o plutonio
o che so altro in dosi massicce. No, si trattava più semplicemente,
da parte della giunta comunale, di far sapere, con quel cartello, che
essa era schierata contro «gli armamenti», le basi missilistiche, i
depositi di testate nucleari, di cui quei guerrafondai della Nato, e
gli americani specie, avrebbero voluto coprire il Bel Paese: che la
giunta era schierata insomma dalla parte della «pace», nella
versione che di essa e dei suoi presupposti dava allora la propaganda
filosovietica. E infatti la stragrande maggioranza dei comuni «denuclearizzati»
erano comuni governati da giunte di sinistra.
Le quali, tanto sensibili un tempo ai pericoli del nucleare, non
sembrano minimamente sensibili, invece, oggi, ai pericoli
rappresentati dagli impianti per la produzione di energia eolica che
hanno cominciato a infestare il loro territorio. Intendiamoci: allo
stesso identico modo in cui della cosa non sembra importare nulla
anche alle giunte di destra della Penisola, così come, del resto,
neppure all'attuale ministro dell'Ambiente, Matteoli, di An. Il quale,
infatti, non risulta che stia muovendo neppure il classico dito per
fermare quello che è forse il massimo attentato in corso al nostro
paesaggio e che ha, proprio perciò, attirato le ire sacrosante di un
neo costituito Comitato nazionale del paesaggio, presieduto da Carlo
Ripa di Meana, che vi ha dedicato una ben documentata pubblicazione.
Di cosa si tratta? Qual è il pericolo che si nasconderebbe in quella
cosa apparentemente leggera e pulita che nella nostra immaginazione è
l'energia eolica? E' presto detto. L'elettricità prodotta dalla forza
del vento sarà pure, come dicevo, la meno inquinante del mondo.
Peccato però che per essere prodotta essa necessiti
dell'installazione di gigantesche pale infisse su altrettante
gigantesche torri che insieme raggiungono - attualmente - altezze
intorno ai 70 metri (per intenderci un paio di volte la colonna
Traiana) ma che, si prevede, possano domani svettare maestosamente
addirittura fino a 100 metri e oltre. Naturalmente non si tratta mai
di piantare una o due torri, bensì decine e decine. Come sa chi si è
trovato a percorrere certi crinali appenninici, umbri, molisani o
pugliesi, certe zone della Sicilia e della Sardegna, l'effetto
invasivo e lo stravolgimento di tutto il profilo e il senso del
paesaggio sono massimi. Tanto più che si tratta invariabilmente di
luoghi tra i più appartati e selvaggi del nostro Paese (i pochi
rimasti), tra i più belli, silenziosi e suggestivi, i quali, per
accogliere i parchi eolici, come si chiamano, vengono sottoposti
a nuove costruzioni stradali e a grandi lavori di impianto, finendo
per perdere del tutto il proprio carattere originario.
Le torri eoliche oggi esistenti in Italia sono più di mille, ma già
è agli atti la richiesta di costruire nel prossimo futuro la bellezza
di 502 nuovi impianti (impianti, non singole torri), dai 75 della
Sicilia ai 45 della Basilicata e ai 33 di Puglia e Umbria. Insomma una
vera e propria immensa distesa di tralicci disseminati in quasi tutti
i luoghi più pittoreschi d'Italia. E tutto questo, si può ben dire,
per niente, dal momento che la percentuale di energia elettrica
prodotta dal vento non può, per sua natura, che essere del tutto
irrilevante. Oggi essa arriva allo 0,4 per cento del totale. Domani
potrà arrivare a superare di pochissimo l'1 per cento. Come ha
affermato il premio nobel Carlo Rubbia: «Se si deve pensare
all'eolico come un apporto energetico fondamentale per il nostro
Paese, di queste torri eoliche dovremo farne non delle centinaia ma
delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia».
E' possibile? E' questo che vogliamo? Sicuramente è ciò che vogliono
coloro che hanno inventato il geniale sistema di «certificati verdi»
che è poi la vera ragione della diffusione dei parchi eolici in
Italia. E' il sistema che obbliga chiunque voglia entrare nel mercato
della produzione di energia elettrica a dimostrare - attraverso per
l'appunto il certificato verde di cui sopra - che una quota, sia pure
minima, dell'energia da lui prodotta è da fonte rinnovabile. Essendo
al momento l'energia di derivazione eolica la più economica, ecco
spiegata la diffusione della mostruosa distesa di torri in molti dei
luoghi più suggestivi del nostro Paese. Ed ecco come in Italia un
ecologismo di maniera, assurto a scialbo luogo comune buonista,
diviene nella realtà l'alibi per consentire a chi di dovere di
guadagnare un bel po' di quattrini squartando montagne, distruggendo
pianori, alterando paesaggi prestigiosi che la natura e il passato ci
hanno affidato ma di cui a noi tutti - di destra, di centro e di
sinistra - non sembra importare più di tanto.
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